domenica 14 luglio 2013

Born

John Neemar siede accanto al letto della donna che nove mesi prima aveva messo incinta.
E' una donna discretamente bella e probabilmente è la sua unica qualità, John la fissa nel sonno, ripassando mentalmente tutte le possibilità che si sarebbero potute realizzare una volta che si fosse svegliata.
Nessuna delle possibilità sembra piacergli particolarmente.
"Dov'è il bambino?"
John alza lo sguardo, l'espressione rugosa e seria.
"Lo stanno visitando, per ora va tutto bene"
Lei si volta a guardarlo.
"Io non lo voglio"
"Sei convinta a procedere su questa via, allora"
Sospira, si volta a guardare il soffitto non senza una certa fatica, il parto non era stato privo di qualche complicazione.
"Si, avevamo un accordo in tal senso"
Lean Arrow, le cosce di una ballerina del Crazy Horse Saloon di Greenfield: è questo il primo pensiero che sfiora la mente di John mentre osserva la donna che ha appena disconosciuto suo figlio.
"Sarai una sconosciuta per lui e non gli dirai che sei sua madre; penserò io alle sue necessità"
La ballerina aveva sempre detestato i bambini e la gravidanza non le aveva fatto cambiare idea in merito; l’aveva sopportata solo perché John Neemar l’aveva costantemente retribuita. Non nutriva nessun attaccamento per quell’uomo, anzi lo odiava nel profondo perché riusciva a tenerla avvinta con il profumo dei soldi.
“Sei deciso a tenerlo quindi”
“Hai conosciuto Stella Neemar, Lean, sai come ci muoviamo in queste cose”
“Hai già scelto un nome?”
“Credevo non ti importasse”
“… infatti non mi importa, è solo per dimenticare i dolori post operatori”
John scruta a fondo la figura della ballerina, non ci vuole un genio per capire che sta mentendo. Di lì a poco si alza facendo perno sul bastone da passeggio; la malattia genetica non era ancora in uno stadio avanzato.
“Gli racconterò che l’hanno abbandonato sulla porta di casa mia e che l’ho adottato”
Lean sospira voltandosi dalla parte opposta.
“Mi sembra che regga, ma quando avrà raggiunto una certa età questa storia farà acqua da tutte le parti”
“Non resta che augurarmi che per allora tu sia già morta”
John si volta e muove i primi passi assistiti dal bastone verso l’uscita della camera.
Lean voltata verso la finestra della stanza rimanein silenzio.

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“E’ un bel bambino, come lo vuole chiamare?”
John sta dietro il vetro che lo separa dalla stanza dei neonati, osserva suo figlio, il prodotto dei suoi lombi, mentre dorme tranquillo. Di fianco altri bambini, facce senza senso, corpi senza differenza se non per un organo genitale abbozzato tra le gambe ed una tutina di colore diverso.
Non aveva ancora pensato ad un nome, osservò la targhetta del bambino di fianco al suo, questo era lo sforzo massimo che intendeva dedicare alla ricerca di un nome.
“Bernardo”

giovedì 11 luglio 2013

Jumble

Le tre di notte arrivano senza che me ne renda effettivamente conto.
Tiro su il busto e mi volto a sedere sul letto, osservo in basso quel poco di ciccia che per quanto mi impegni non riesco ad abbattere.
Per un non ben definito motivo mi metto a ripercorrere con lo sguardo tutta la storia scritta sul mio vecchio e stanco corpo, le cicatrici della guerra, quelle procuratemi nei laboratori universitari e quelle generatesi da interventi in ospedale.
Lelaine dorme nuda in camera, osservo i suoi lineamenti seminascosti dalla coperta bianca in seta, illuminati da un lampo che in quel momento squarcia il cielo notturno, poi mi tiro in piedi e prima che ne abbia coscienza mi ritrovo seduto in cucina.
Sobbalzo ad ogni rumore, la prova che la mia mente non ha mai lasciato la lattina volante, come non ha mai veramente lasciato il laboratorio di Richleaf.
Se chiudo gli occhi la sua immagine mi balza subito in mente, ripercorro il luogo, osservo le materie prime stipate in un angolo.
Per un momento quella visione stava per tornare vera, in una luce molto diversa... Ero in quel luogo, costretto al mio banco di lavoro, davanti a me oltre il tavolo Electra teneva una Lelaine svenuta per i capelli, con un coltello premuto sulla gola, mentre Nancy mi puntava tremante una pistola al petto. Io lavoravo, ma sapevo già come sarebbe andata a finire, il mio tormento sarebbe cresciuto ad ogni step di sintetizzazione fino a quando proseguire sarebbe stato impossibile, a quel punto Lelaine sarebbe morta in un lago di sangue ed io freddato da un singolo proiettile.
E' il pulcioso a distogliermi da questi pensieri infilandomi il muso nel palmo della mano. Scatto, come se mi avessero pugnalato il braccio, lo guardo, mi chiedo da quanto tempo sia lì a osservarmi.
Non gli controllo il pelo da un po' di tempo, decido che è il momento, mi stacco dalla sedia e mi siedo a terra; lui si avvicina, comincio a esaminargli il manto in lungo e in largo, con minuziosa attenzione.
Nessun parassita, sorrido soddisfatto della sua pulizia e del mio spassionato lavoro; quel gesto ha spazzato via ogni preoccupazione, mi sento leggero e libero, ma è un momento che dura molto poco.
Ritorno verso il letto, Cane si acciambella nei pressi; il temporale è finito, un cielo terso sovrasta una Capital City che non dorme mai, la luce delle stelle illumina a tratti il profilo della Manager della Blue Sun.
Mentre la osservo penso a come la tocco di solito, non sono tocchi leggeri nè gentili, me ne rendo conto; sono gesti stratificati da un coacervo di tristezze, violenze e frustrazioni del passato, sporchi di ricordi che non riesco a lavare nemmeno in quei momenti di grande intimità, con il risultato che non riesco mai a vivere un'esperienza veramente sana o genuina.
Tiro un lungo sospiro, e mi siedo a terra a pensare.
Passa un tempo indefinito, poi sento delle mani che scivolano sulle mie spalle, mi volto di scatto tentando di liberarmi dai gesti fruscianti del mio assassino...
Mi trovo di fronte Lelaine inginocchiata che in totale silenzio si tiene una mano con l'altra; probabilmente le ho fatto male in qualche modo, ma lei non sembra dare peso all'episodio.
In qualche secondo torna ad avvicinarsi come se fosse convinta che io non possa davvero fare nulla per ferirla.

domenica 7 luglio 2013

Woof, Crash

Sai di cosa sono capace, non costringermi a farti del male

Tutto è cominciato quel giorno sulla Carnival Mistress; un progetto avviato dalla Proprietà dello Skyplex Hall Point.
Electra Williams stava improbabilmente dirigendo i lavori di sistemazione della nave, io la osservavo dal basso sulla struttura che fiancheggiava la Nova; a quei tempi zoppicavo ancora.
La chiamai con un cenno della mano, lei scese per ottemperare alle formalità che si devono ai nuovi arrivati; ci presentammo a vicenda, notai che aveva un qualcosa di vitale e scintillante in corpo, qualcosa che a me mancava decisamente da tanto tempo.
Forse fu per quel motivo che la appoggiai in segreto a scapito di Bill Blackbourne, quando la Proprietà istituì la gara per la nomina dell'Head.

Ho chiesto a Godot, il securer che una volta si assicurava della mia incolumità e che ora invece era il mio secondino, di portarmi una bottiglia di alcolico. Ora la sto osservando sul tavolino e so di essere debole. Cane non è qui e il suo pensiero non è sufficiente a tenermi distante dall'alcol. Allungo la mano per prendere la bottiglia... un sorso, solo un sorso per prepararmi ai giorni a venire, giorni nei quali...

Woof

Mi volto di scatto, l'ho sentito, giuro di averlo sentito... Mi alzo con la bottiglia in mano, mi osservo attorno nella speranza che venga fuori.
Non è qui.

Crash

Ho scagliato la bottiglia contro il pavimento in un moto di rabbia, la rabbia di chi ricorda poche e importanti parole

Se mai mi tradirai, se mai ti metterai contro di me, fallo in modo onesto

La rabbia monta sempre di più, fino a lasciarmi senza fiato.
Tanta sofferenza completamente svuotata del suo significato.

sabato 6 luglio 2013

Character's Sheets

Alcune standardizzazioni secondo il modello dei personaggi di Ballad Of Serenity di qualche personaggio apparso nei racconti di questo Blog

Nome: Mika Cuntor (all'età di 21 anni)
Classe: Diplomatico liv1
Descrizione: Mediamente alta, capelli tenuti per lo più corti e di color ebano, sguardo di un acceso e intenso color azzurro, nasce e cresce in una famiglia benestante di Horyzon, sfrutta le sue spiccate doti nelle pubbliche relazioni studiando scienze politiche all'università. E' una persona allegra e disinibita, decisa e convinta fumatrice di bloom nelle sue molteplici varietà, con una predilezione per le foglie aromatizzate alla cannella. Benchè sia nata nel core, sviluppa in università idee filo-indipendentiste.
Skills Generiche: Linguistica, Stile ed Eleganza, Perfect Trader
Skills di Classe: Antropologia Planetaria
Flaws: Pride

Nome: Mika Cuntor (all'età di 42 anni)
Classe: Diplomatico liv3
Descrizione: Mediamente alta, capelli tenuti lunghi di color biondo tinto, sguardo di un acceso e intenso color azzurro, Dopo gli studi universitari si sposa con Bernardo Neemar e avvia una attività in proprio riscuotendo discreti successi come mediatrice culturale e mediatrice politica. Le sue idee filo indipendentiste sfociano in un aperto, ma blando appoggio ai gruppi di liberazione dei mondi dell'outer Rim, con i quali ha dei contatti abbastanza stretti. Gli anni l'hanno resa più bella e affascinante, il matrimonio è difficile e quindi non tarda a consolarsi. In seguito al divorzio si trasferisce su New London e fa una vita agiata. E' una persona poco allegra e disinibita, non fuma più la Bloom dai tempi dell'università, ma nei momenti di maggior depressione fa uso di sostanze stupefacenti più pesanti.
Skills Generiche: Linguistica, Stile ed Eleganza, Perfect Trader, Lanciare, Talento Artistico (danza), Punto Critico
Skills di Classe: Antropologia Planetaria, Individuare difetti, Distinguere la Menzogna. 
Flaws: Attrazione Irrazionale: Altro Sesso (Sostituisce Pride), Vertigini

Nome: Armand Cooper (all'età di 35 anni)
Classe: Medico liv3
Descrizione: Di bassa statura, nasce su New London da una famiglia abbiente, passa un'infanzia felice fino alla morte del padre. L'evento lo sconvolge a tal punto che raggiunta la maggiore età decide di abbandonare New London per trasferirsi su Horyzon. Lì frequenta l'università di Capital City laureandosi in Chimica con ottimi voti. Rimane a lavorare in ambiente universitario e condivide numerose esperienze professionali con Bernardo Neemar, del quale rimarrà uno degli amici più fidati. Nell'ambiente Core è un conosciuto e stimato scienziato, oltre che noto attore di teatro amatoriale.
Skills Generiche: Pronto Soccorso, Conoscenze Veterinarie Generiche, Talento Artistico (teatro), Stile ed Eleganza, Occhio di Falco, Muoversi a Gravità Zero.
Skills di Classe: Analisi Chimica Rapida, Farmacia, Farmacia Avanzata
Flaws: Generosità Eccessiva, Lealtà Incrollabile


Nome: Marcus Daliño (all'età di 12 anni)
Classe: Pilota liv2
Descrizione: Un ragazzino dallo spirito libero e ribelle, corti capelli biondi scombinati e sguardo da folle idealista. Un sorriso corre sempre sul suo volto, un sorriso di sfida. Nasce a Maracay su Richleaf, la droga distrugge tutta la sua famiglia meno suo fratello; in seguito a ciò sviluppa una forte avversione per gli stupefacenti ed in genere l'illegalità. Durante la grande guerra fonda la banda delle Libellule di Ferro, un gruppo di ragazzini che fanno da corrieri e passano informazioni importanti alla Flotta dell'Alleanza. Il gruppo viene completamente annichilito durante un'operazione militare andata male, solo Marcus sopravvive, per morire poco dopo sull'Avenger Alleato che si allontana da Maracay.
Skills Generiche: Pilotare, Guidare, Artiglieria, Utilizzare Sistemi Sensori, Pilota Provetto (Iron Dragonfly)
Skills di Classe: Precisione Assoluta, Maestro della Guida
Flaws: Attrazione Irrazionale: Pericolo

Maestro della Guida (Skill di Classe Pilota)
Chi possiede questa skill è in grado di salire su un mezzo, accenderlo e partire alla massima velocità in un unico turno, parimenti è in grado di arrestare la corsa e scendere dal mezzo in un unico turno ed è in grado di farlo in modo sicuro.

Iron Dragonfly (Veicolo)

L'ID è un veicolo biposto di piccole dimensioni, adatto a spostamenti urbani in grande rapidità. La forma ricorda quella di una motocicletta, ma utilizza due paia di ali ai lati al posto delle consuete ruote per muoversi e rimanere sospeso in aria. Data la conformazione e il sistema di propulsione, è un veicolo silenzioso. Può raggiungere una velocità di 100 km/h pur mantenendo un'ottima manovrabilità e chi sta utilizzando un'arma contro questo veicolo si considera come se fosse un Solo di un livello inferiore.

Farmacia Avanzata (Skill di Classe Medico)

Questa skill permette al medico di esercitare le capacità espresse nella Skill Farmacia non disponendo di un laboratorio completamente attrezzato e compensando le carenze con mezzi di fortuna. Ai fini di gioco un Medico che possiede questa skill è in grado di sintetizzare le sostanze chimiche più comuni in assenza di un laboratorio attrezzato e di sintetizzare sostanze anche molto complesse in un laboratorio non completamente attrezzato; un minimo di attrezzatura è comunque necessaria per le sostanze più complesse.

lunedì 1 luglio 2013

Iron Dragonfly

Durante la guerra conobbi un ragazzo.

Si chiamava Marcus Daliño, Cane deviò verso il tuo lettino mentre la veloce nave di classe Avenger della Flotta dell'Alleanza si stava allontanando da Richleaf.
Nessun sopravvissuto a parte lui, in una delle più importanti operazioni militari durante il conflitto.
Non mi avevano messo a conoscenza dell'operazione, ero sull'Avenger Alleato unicamente per prestare soccorso d'urgenza a tutti i feriti che avremmo caricato sulla nave. Io e il mio team eravamo pronti, ma quando il portellone si aprì, solo un individuo fu caricato. Vidi uno degli ufficiali sull'Avenger scuotere il capo.
Seppi così che l'operazione era fallita.
Marcus Daliño. Mentre i miei passi solcano la distanza che mi separa dalla barella sgangherata e dalla ridicola infermeria improvvisata, mi rendo conto che è solo un ragazzino. Durante l'operazione per amputargli il braccio destro e la gamba sinistra non me n'ero accorto, di quel momento nella mente ho unicamente un fruscio indistinto e immagini di un'esperienza extracorporea. Mi capitava abbastanza spesso di andare in automatismo, eliminavo qualunque mia presenza emotiva ed agivo meccanicamente. In quegli stati ho condotto i miei interventi di maggior successo.
<... Ferro nel cuore!>
Mi sussurra prima che la voce ceda e il capo che si era alzato a fatica ripiombi nel cuscino. Siedo su una delle sedie accanto al lettino mentre l'Avenger si inoltra nello spazio profondo.
<Non sforzarti, riposa>
Osservo l'intervento che ha subito, osservo i parametri vitali, sospiro.
<... Qu... Quanti?>
Intendeva sopravvissuti? forse, perchè risposi con una certa sicurezza.
<Nessuno oltre a te>
La risposta gli strappò un sorriso soddisfatto ed un colpo di tosse spossante. Sono ancora io a parlare.
<Troppo antidolorifico?>
Il sorriso si acquieta, prima di scomparire, non riesco a capire dove trovi la forza di parlare nelle condizioni in cui è.
<Loro sapevano. Quando siamo entrati loro sapevano, sono tutti morti>
<Se lo sapevi perchè me l'hai chiesto?>
<Volevo vedere se potevi essere idoneo>
<Idoneo per cosa?>
Cane era lì, nei pressi, ci osservava da qualche metro, come se stesse monitorando la situazione.
<Per essere una libellula di ferro>
Avevo sentito quel nome, le notizie che circolavano a Richleaf e a cui i medici della Flotta avevano accesso parlavano di un gruppo di affiliati alla Flotta che sfrecciavano per le vie di Maracay su piccoli e scattanti velocipedi muniti di ali. Sorrisi lievemente.
<ne sono onorato>
<Non devi accettare per compassione, non c'è posto per la pietà, c'è solo l'ebrezza della corsa e il ferro nel cuore>
Occhi di un visionario, un ragazzino di dodici anni mi stava mettendo a disagio. Il mio sorriso si spense, ci pensai un istante ed annuii. Il ferro nel cuore, l'ebrezza della corsa; potevo capire, ciò che stava dicendo vibrava dentro di me con la nota stridula di una forchetta su un piatto in ceramica.
<Perchè sono idoneo?>
Lui indicò il suo braccio e la sua gamba mancante con lo sguardo, poi indicò il Bloodhound
<Hai il ferro nel cuore e lui ha l'ebrezza della corsa... Se quello è il tuo cane allora sarete idonei, non solo tu o solo lui... entrambi...>
Strizzò gli occhi, tirò indietro la testa in uno spasmo di dolore. Non mi mossi di un millimetro, sentivo che voleva superare la sofferenza da solo. Dopo qualche istante svenne, osservai i parametri vitali, era ancora in questo mondo. Si risvegliò un'ora dopo, io ero ancora lì; dopo qualche minuto ripresi a parlare, mentre gli stavo facendo un'iniezione.
<Io e il Bloodhound siamo un'unica entità, e quest'entità accetta>
Cane era al mio fianco, si stava mordicchiando le chiappe.
<... Bene>
Cercò di tirarsi su, ma l'assenza di forze gli impedì quasi ogni movimento; la cosa sembrò divertirlo in qualche modo.
<Niente inutili... cerimonie. Siete una libellula di ferro, ora>
Mi fece specie rivolgermi a quel ragazzino come ad un ufficiale della Flotta.
<Ordini, comandante?>
<... Quando morirò... quando questa guerra sarà finita... quando l'Alleanza avrà vinto... Tu soldato andrai su Richleaf, nel nostro covo, raccoglierai i dati che lì troverai, conoscerai... la nostra storia... e quando sarai pronto... la diffonderai>
Tossì pesantemente, i parametri vitali schizzarono, ma più diventavano anomali, più il ragazzino sembrò riacquistare lucidità.
<la diffonderai con il mezzo che riterrai più...>
In quel momento il suo sguardo divenne vuoto, le labbra si rilassarono, così i muscoli del viso.
<... idoneo>
Completai le sue ultime volontà, ma non gli chiusi gli occhi.

Il ferro nel cuore.

martedì 25 giugno 2013

The Dog Named Dog

Le prime settimane da quando il dottor Armand Cooper mi appioppò il cucciolo di Bloodhound furono estremamente traumatiche.
La bestia pulciosa scorrazzava per casa come un ossesso, mordicchiando qualunque oggetto gli capitasse a tiro, inghiottendo qualsiasi cosa lasciavo incustodita. Era già stato svezzato da tre mesi, eppure faticavo a nutrirlo, forse perchè si riempiva lo stomaco di tutto ciò che trovava in giro. Molto più probabilmente aveva ricevuto una cattiva educazione a riguardo.
Inevitabilmente questo suo modo di comportarsi gli causò presto un blocco intestinale.
Chiesi al dottor Cooper di procurarsi una macchina per radiografie portatile; il blocco non era di natura organica, non si sarebbe sciolto con il passare dei giorni: l'animale doveva essere operato.
Lo facemmo io e il mio ex collega, in casa: sedammo la bestia ed eseguimmo l'intervento. Non fu particolarmente lungo e tutto andò bene.
La sera il dottor Cooper se n'era andato lasciando quella casa con un sorriso soddisfatto; io ero rimasto di fianco al lettino dove riposava il mio cane. Era costantemente monitorato, non poteva accadergli null'altro, poteva solo sopravvivere.
La mattina dopo mi svegliai, avevo dormito tutta la notte lì, su quella poltrona. La gamba era solita farmi un male fottuto quando non dormivo sdraiato, così maledissi quel pulcioso essere per avermi tenuto lì incollato alla sua brandina. Il cane era sveglio, mi fissava con occhi liquidi.
<Ora hai un debito con me, mio puzzolente amico>
Vincevo la solitudine parlando con qualcuno che non poteva capirmi, ma sicuramente mi ascoltava.
<Che ne dici di darmi una mano a camminare, Cane?>
Mi alzai in piedi con uno sforzo notevole, lui fece lo stesso reggendosi a malapena sulle zampe ancora intorpidite dall'anestesia. Gli occhi fissi su di me.
<Cane non è un brutto nome>
Mi parve esserne soddisfatto.
Lo chiamai con il nome della sua specie perchè è quello, è un cane, come io per lui sono un uomo. Nella mia testa era una forma di rispetto che segnava una linea di separazione tra il suo mondo ed il mio. Io non gli avrei imposto schemi e comportamenti che non avrebbe potuto comprendere, lui non avrebbe fatto lo stesso.
La cosa sembrò funzionare.
Non appena si fu ripreso, cominciai ad addestrarlo per darmi assistenza nelle passeggiate; presto mi resi conto che esercitavo una grande autorevolezza nei suoi confronti e capii che lui non desiderava altro che essere guidato. Ogni tanto saggiava i suoi limiti, cercando di prevaricarmi, ma lo riportavo subito alla disciplina; dapprima con parole e gesti, poi soltanto con le parole, infine furono sufficienti solo gli sguardi.
Durante la guerra non potevo lasciarlo a Greenfield; lo portai con me lungo i fronti, nelle infermerie da campo. Mentre io lavoravo, lui spendeva il tempo riposando o spostandosi tra i feriti chiedendo un po' di contatto; che io ricordi erano gli unici momenti in cui sul volto dei feriti riuscivo a scorgere un sorriso, stanco si, ma pur sempre un sorriso.
Quando mi riposavo, lui dormiva assieme a me sulla branda. Si, stavo facendo la cosa giusta.
Cane mi aiutò a superare gli orrori della guerra, quando avevo un dubbio su ciò che stavo facendo mi guardavo le spalle, lui era sempre con me, mi fissava. In qualche modo mi convinsi che se avessi fatto la mossa sbagliata me l'avrebbe fatto capire, allontanandosi da me. Lui non se ne andò ed era come se anche Dio fosse d'accordo con ciò che stavo facendo.
Quando tornai alla mia tenuta su Greenfield, alla fine della guerra, sapevo che potevo ancora fare qualcosa di interessante o divertente nella mia vita. Cane mi seguì, senza mai far mancare il suo affetto e la sua presenza.

Mi sveglia un rumore di passi, Lelaine passa accanto alla stanza dove sono sdraiato, sento la testa di Cane che si alza per guardarla; la luce della luna mi lascia in ombra, lei fa un cenno del capo al Bloodhound e passa oltre. Per un momento penso di alzarmi, uscire, raggiungerla e finire ciò che ho cominciato quella stessa sera al parco. In effetti mi alzo, arrivo alla porta... e la chiudo.

Emergo dal sonno... la stanza è buia, la porta chiusa, muovo la mano lungo la superficie del letto fino a incontrare le grosse e setose orecchie di Cane. Anche se non lo vedo, so che l'ho svegliato, so che mi sta fissando. So che il pelo sta cominciando in alcuni piccoli punti a mostrare dei ciuffetti più sbiaditi, segno che è all'apice dell'età adulta, segno che da oggi comincerà la discesa della parabola della vita.

Sospiro e scaccio i tristi pensieri con il ricordo felice del primo nostro incontro, con il ricordo del suo profondo sguardo... Sono tre giorni che ho sostituito questo pensiero al desiderio di consumare alcol... Per ora funziona.

sabato 22 giugno 2013

Lelaine's Breakfast

Lelaine si volta mentre prepara la colazione, sul tavolo c'è già una quantità impensabile di pietanze, ma lei sembra non essere ancora soddisfatta.
Mi siedo, sto puntando la tazza di caffè caldo appena preparata e sono indeciso se aggiungere poco latte in modo da rendere la bevanda un caffè macchiato oppure se aggiungere molto latte e creare un latte macchiato.
La possibilità di aggiungere del whiskey si fa strada rapidamente nei miei pensieri, ma la accantono, anche se con una certa fatica.
Quando rialzo lo sguardo sono passati diversi minuti e la quantità di cibo sul tavolo è decisamente incrementata, sono indeciso se cominciare a mangiare o aspettare che finisca e strapparle un sorriso con la mia espressione incredula riguardo le porzioni messe in tavola.
Alla fine opto per caffè macchiato e per cominciare a mangiare subito.
Lei si siede poco dopo, snocciola uno dei soliti bei sorrisi che ricambio con uno altrettanto sentito. La osservo con attenzione mentre spezza una brioche fragrante...

Mi sento sola

La solitudine è quell'unica presenza di noi stessi... o piuttosto la distanza di tutti gli altri.
Quelle tre parole mi erano rimaste in mente, come rimangono in mente soltanto a chi ha sofferto una condizione simile.
Continuo ad osservarla nei movimenti, scambia qualche sorriso, pronuncia qualche parola alla quale rispondo gentile.
Mi viene in mente il periodo successivo al divorzio.
L'intera tenuta vuota e silenziosa, spesso il rumore del bastone da passeggio sul pavimento in marmo rompeva quell'atmosfera catacombale, ma era solo l'altro lato della solitudine, i rintocchi dell'orologio che scandisce l'arrivo del fallimento.
Fallire.

Passi la notte da me?

Lelaine sta spalmando un po' di burro e marmellata sul pane tostato, lo osservo, è ambrato, perfetto, nessuna bruciatura. Le sorrido, ne prendo una fetta e ci metto sopra un bel po' di cioccolata. Mi chiedo quante volte abbia cucinato solo per avere qualcosa da fare.
Il dottor Armand Cooper mi veniva a trovare quando poteva, pranzavamo insieme e sempre mettevo sul tavolo una bottiglia di buon vino, il vino del mio terreno. Lui mi disse che se fossi andato avanti così sarei diventato il primo produttore di vini d'elite di Greenfield; credo volesse essere un complimento... Nella mia mente era solo un altro metro di misura della mia solitudine.
Un giorno il dottor Cooper si presentò alla mia porta con un cucciolo di cane; lo guardai dubbioso, corrucciato, introdurre permanentemente un altro essere vivente in casa non era nei miei piani, ma l'amico non mi diede modo di dire nulla, mi mise in braccio il Bloodhound.
Io gli guardai il muso... seppi che ero diventato il suo padrone e lui il mio cane.
In quel momento l'orologio del fallimento, si fermò.

Accetto